Il leggero avanzare a ritroso

IL COLORE COME PRINCIPIO DI VITA 


 

Dall’Astrazione alla Natura e viceversa

 

Paola Meineri Gazzola si ripropone nuovamente al pubblico dei suoi estimatori con una sua particolare mostra antologica, in cui le opere selezionate per le belle sale espositive del piano nobile di Palazzo Samone a Cuneo sono ordinate con il criterio specifico di condurre l’osservatore lungo un percorso di visita denso di sorprese, invitandolo a disporsi con gli occhi e la mente al ritmo di un “leggero avanzare a ritroso”, secondo quanto è annunciato nel titolo dell’esposizione, che procede in base a una linea del tempo compresa tra il 2020 e il 1978. Meineri Gazzola è ben nota per i suoi dipinti, in cui già Miche Berra vi ha colto “il magico potere di cogliere i segreti di una realtà trasformata, emotivamente inventata, che ha un’aurea poetica crepuscolare”. E grazie alla qualità cromatica dei suoi ‘pastelli soffici’ (una tecnica artistica fascinosa e documentata da opere e artisti, sia di parte femminile che maschile, particolarmente significativi della storia dell’arte degli ultimi cinque secoli), da parte della critica locale più accorta, l’artista ha ottenuto un lodevole riconoscimento per la sua maestria dimostrata nell’ambito della sua personale attività di pastellista. “Soprattutto nei fiori”, ha scritto Ezio Briatore, Paola “ottiene, a nostro avviso, i risultati più completi, cogliendone appieno le caratteristiche di morbidezza, di luminosità e di freschezza”. E infatti, in occasione della sua Personale tenutasi al Centro Incontri della Provincia di Cuneo tra ottobre e novembre 2003, Meineri Gazzola ha incentrato l’esposizione su due soli soggetti esclusivi, ovvero i balconi e i fiori, che, come ha precisato Ida Isoardi, “diventano così altrettanti simboli di un ‘vissuto’ soggettivo, di un momento della vita di quest’artista, forte ed insieme delicata”. Isoardi si è dichiarata concorde in merito al “rapporto” evocato in precedenza tra “Odillon Redon, grande maestro nella tecnica del pastello” e le “immagini di Paola, ma è soprattutto la vocazione simbolista che accomuna, pur nella distanza epocale, i due artisti e allontana le composizioni della nostra pittrice da ogni possibile equivoco di lettura impressionistica”. Quanto al modo peculiare di esprimersi di Meineri Gazzola, Isoardi ha osservato che nei lavori a pastello più recenti “i colori si sono fatti più che mai variegati, acquisendo intensità espressiva tramite toni accesi o freddi, coraggiosamente lanciati sulla superficie pittorica con una forza memore dei Fauves”. E come si può constatare espressamente nella presente mostra cuneese, è certo che Paola possieda un “mondo immaginativo” che Isoardi ha valutato “assai vasto e aperto specialmente alla visione di paesaggi e scorci di luoghi abitati, per non parlare del sogno e del fantastico che emergono in alcuni lavori con risultati davvero sorprendenti” e che l’hanno portata in anni più vicini a noi a sondare la soglia dell’astrazione pittorica pura, mai dimentica però di un intimo ricordo dell’amato mondo naturale, scaturigine di autentiche e coinvolgenti emozioni primigenie.

 

Le astrazioni arboree

 

Scoprire il confine della riconoscibilità di una forma reale è avvicinare lo sguardo alla pelle di un albero e riguardarla come sottoposta a una mutazione pittorica, che la converte in un’armonia bidimensionale di macchie colorate dall’intonazione astrattamente autunnale, da cui aggettano ancora i ricordi identificabili di un’escrescenza vegetale filamentosa, che aggiunge eleganza e varietà di sviluppo ai segni lineari. 

Talvolta, al disopra dei tasselli irregolari color amaranto, grigio e giallognolo, che formano l’orditura maculata di una corteccia arborea, accampa la figura di un flebile rametto di foglie verdeggianti, capace di rubare la scena, profilandosi sullo sfondo astraente delle indistinte zonature timbriche come una tenue e pur presente istanza di vita vegetale.

Ai bordi della composizione, il cromatismo è anonimamente sordo e spento, mentre al centro si ravviva con incastri di pittura macchiata a tarsie accese di luce azzurrognola, interrotte dai rapidi tocchi sfuggenti di materia colorata, che fluisce sull’asse mediano trapassando in sovrapposizioni di toni caldi giallo-bruni da infiorescenze di un tardo declino stagionale.

La tensione coloristica pura in altri casi si accentua, dispiegandosi sulle superfici dei supporti telati o cartacei con la libertà di un’improvvisazione di contrappunti musicali e assumendo l’aspetto dell’invenzione all’impronta dagli indubbi richiami alla tecnica pittorica messa a punto dalla corrente astrattista americana del Color-field painting. I macchiati vibrano di cromatismi freddi e al contempo di gradazioni chiare, che si giustappongono a una varietà di valori timbrici riscaldati dalle gamme intense dei rosa, dei rossi, degli arancioni e dei marroni, intervallate qua e là da linee nette e scure che tracciano il limite di alcuni margini delle campiture meno indefinite.

Fascinose le risoluzioni monocromatiche in bianco e nero: l’artista vi sa esprimere la propria sensibilità per una sorta di ‘maniera nera’ pittorica, delicata e accattivante, che attrae la vista per quelle cavità dagli interstizi oscuri evidenziate sui corpi degli alberi, passando quindi al gioco soffuso dei grigi dalle gradazioni più liquide, che contribuiscono a configurare la struttura arborea come un’apparente porzione acquea trasparente. 

Sfruttando il punto di vista ravvicinato, Paola ha scelto anche di moltiplicare contemporaneamente per quattro l’indagine condotta sulle superfici dei tronchi d’albero, costruendo altrettante versioni texturali delle cortecce, che ne scandagliano le conformazioni superficiali attraverso l’adozione di formati particolari, in aspetto di strette aperture rettangolari disposte in verticale. Si individuano così alcune caratteristiche fisiche variabili, come le concrezioni maculate tipiche dei muschi e dei licheni o le evoluzioni grafiche della grana dei tronchi considerati e poeticamente evocati, potenziate dal richiamo al taglio fotografico, in grado di mettere in risalto i colori stesi tendenzialmente à plat, con pennellate sciolte ed essenziali.

Paesaggi d’invenzione geometrica 

Il pastello scorre rapido sui supporti ruvidi e rilascia scie di impasti morbidi che guidano lo sguardo su apparizioni marine rasserenanti, su trasfigurate sensazioni di calde stagioni estive, su panorami di territorio collinare sorvolati a volo d’uccello o su elaborate combinazioni di forme astratto-geometriche, attraversate da riflessi luminosi e incastri dinamici di piani sfaccettati o curvilinei, che riverberano una tavolozza variopinta dal forte impatto percettivo. Si avverte una componente intimamente musicale in queste suggestioni cosmiche (concordemente riconosciuta da ciascun commentatore dell’opera della nostra pittrice), che catturano l’attenzione e  immergono in mondi di sinestesia, come nei più caratteristici dipinti realizzati dal gruppo monacense degli artisti del Cavaliere Azzurro. 

L’incanto dei luoghi e delle forme naturali

Il vigore policromo del mondo naturale risulta sempre presente nei pastelli e negli acrilici di Meineri Gazzola: l’emozione di un’infiorescenza estiva, ricolma dell’energia profusa dal caleidoscopio delle tonalità calde dei rossi, degli arancioni e dei giallo-bruni, permane anche nella riduzione astratta, ma allusiva al vero, della composizione.  Prevale una sinfonia di colori gialli, blu, verdi e viola si propaga nello spazio a cerchi concentrici, suscitata dall’osservazione casuale di una pozza d’acqua intaccata da liquidi oleosi, che emanano però riflessi multicolori di indubbia suggestione ottica.

La luce del sole con i suoi timidi raggi illumina un angolo di collina boscosa, imbiancata dalla prima neve e impreziosita dalle infiammate sfumature del foliage, a contrasto con un’ampia e profonda zona d’ombra; un’indefinita radura pianeggiante, con una serie rarefatta di linee verticali colorate di violetto, intervallate da striature giallo-oro, sullo sfondo di un cielo azzurro intenso: ti senti colpito da impressioni contrastanti, che il dato costruttivo della composizione e l’intensità dei mezzi pittorici sanno suscitare nella nostra immaginazione. 

A mano a mano che si procede a ritroso nella produzione artistica di Paola, la vicinanza e l’amore per la vita vegetale acquistano una dimensione estetica sempre più preponderante, divenendo una ragione costante di ispirazione e dialogo interiore. I suoi personali “soggetti floreali”, in specie, non possono essere posti “sotto l’etichetta di ‘natura morta’”, come ha notato giustamente Ida Isoardi nel 2003: “In effetti, l’artista evita di far apparire il fiore reciso, circondandolo piuttosto di fascinose dissolvenze su sfondi definiti in modo essenziale. A volte questi ultimi vengono sommersi dalla ridondanza delle corolle, delle foglie e di particolari abbreviati ma di perfetta riconoscibilità, come negli splendidi girasoli […] che Paola sa dominare con fresca maestria e intatta emozione”. 

Non possiamo che augurarci negli anni futuri di poter continuare a vivere la gioia di ammirare queste poetiche composizioni policromatiche di Paola Meineri Gazzola e di ritrovarci di fronte alle sue visioni di pure vibrazioni luminose, attratti ed emozionati da quei colori rifratti da una fonte di luce diafana, che appare simile a quella che attraversa la trasparenza istoriata di una vetrata medievale e l’accende di vita favolosa. 

 

Enrico Perotto