Il colore tra sogno e realtà

Il bello racchiude, tra le altre cose,

unità di contrari, quello dell’istantaneo

e dell’eterno.

S. Weil

 

Una lunga appassionata ricerca artistica all’insegna di un colore lirico, specchio dei moti dell’anima, contraddistingue l’opera di Paola Meineri Gazzola.

Una ricerca che si sviluppa su due fronti contrapposti: figurazione ed astrazione, ma non per questo reparti stagni; come avviene per i vasi comunicanti vi sono echi, passaggi, richiami da una poetica all’altra. Così certe immagini figurative travalicano i limiti della mimesi realistica e vanno in una direzione metafisica, in un contesto di astrazione mentre alcune forme astratte richiamano per vaghi cenni e allusioni un dato reale.

Un’immagine esemplare potrebbe essere il pastello Vento estivo riprodotto sul catalogo GrandArte del 2014. Il vento è di per sé immateriale, puro soffio, evocarlo per immagini è cosa ardua, se non lasciandolo percepire, attraverso un caleidoscopio cromatico, forme dissolte in vaporose fluttuazioni. La pittrice opera una sorta di fusione tra realtà e sogno cogliendo il lato arcano delle cose.

Negli anni Ottanta e Novanta predomina una pittura figurativa tutta immersa in una natura che si fa da correlativo oggettivo di stati d’animo. Una natura colta nella segreta manifestazione di lirici particolari, di soffusi chiarori, di mistiche vibrazioni cromatiche.

Esemplari a questo proposito sono le opere Ruscello d’inverno e Panorama di Briaglia. Nella prima una luce fioca si distende come un velo su un campo innevato suscitando sopiti lucori, mentre lo sfondo pare evaporare come un sogno. Nella seconda opera, il paesaggio è colto attraverso campiture cromatiche che vanno digradando verso l’orizzonte in toni più chiari e tenui.

Nel nuovo millennio Paola Meineri Gazzola prosegue la sua ricerca artistica all’insegna di un figurativo sempre più intenso e liricamente suggestivo,  un linguaggio dove fantasia e realtà sono in perfetta armonia, dove i colori hanno rispondenze interiori. Il dato reale viene sintetizzato, scorciato, interiorizzato, fatto palpitante visione, epifania di istanti di luce e bellezza folgorante.

Negli anni recenti, l’artista opera una significativa svolta per dedicarsi a tematiche originali dove le superfici delle “cortecce” e degli “alberi” tendono alla pura astrazione. Snodo cruciale che già si intuiva in Strutture del 2013, Primavera del 2015, Veleggiando del 2015. In questa serie di opere la mimesi realistica scompare: è il vorticoso turbine del colore, come in Sogni del 2017, a immergere il fruitore in una visione alchemica di puro splendore cromatico.

Nelle ultime Cortecce, l’artista compie un ulteriore passo verso l’astrazione assoluta. In questi lavori non traspare il minimo accenno alla scorza arborea; la creazione, la fantasia sono focalizzate sul puro gioco di superfici liberamente accostate le une alle altre in una sorta di paesaggio inconscio. Qui, il colore sprigiona una misteriosa forza, risveglia risonanze interiori, suggerisce armonie di scale tonali all’insegna della spiritualità del colore.

Remigio Bertolino